Moduli fotovoltaici contraffatti: un caso concreto

Come accennato nell’articolo precedente, il GSE ha aumentato i controlli in riferimento ai moduli fotovoltaici contraffatti, non solo tramite sopralluogo, ma anche e soprattutto tramite verifica documentale.
Vediamo oggi un caso concreto di verifica documentale con l’obiettivo primario di verificare proprio le certificazioni dei pannelli.

La comunicazione del GSE per la verifica documentale dei moduli fotovoltaici contraffatti

La comunicazione inviata dal GSE ribadisce alcuni dei requisiti dei moduli fotovoltaici ai fini dell’accesso agli incentivi:

  • devono essere certificati in accordo alla norma CEI EN 61215, se realizzati con silicio cristallino, e alla norma CEI EN 61646, se realizzati in film sottile;
  • devono essere provati e verificati da laboratori accreditati, per le specifiche prove necessarie alla verifica dei moduli, in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025;
  • devono essere etichettati in materiale duraturo, con le etichette in inglese, riportanti il nome del costruttore ed il numero di serie;
  • devono avere un attestato di approvazione tipo rilasciato direttamente da un laboratorio di prova accreditato per le specifiche prove necessarie alla verifica dei moduli.

Sembrerebbero cose scontate e ovvie, invece il GSE ha ricevuto delle “soffiate” da parte di comitati, associazioni di categoria e operatori di settore in merito a presunte attività di commercializzazione di moduli fotovoltaici con marchio di produzione Made in EU, ma di fattura extra-europea.

Il caso

Nel caso in oggetto, il Soggetto Responsabile dell’impianto ha presentato una richiesta di riconoscimento delle tariffe incentivanti con un premio del 10% per l’utilizzo di componenti prodotti nell’UE e nei paesi SEE, in particolare di moduli fotovoltaici di una nota marca tedesca, prodotti in Polonia.

Al fine di attestare l’origine europea dei moduli fotovoltaici per il riconoscimento della maggiorazione del 10%, il Soggetto Responsabile avrebbe dovuto presentare una Factory Inspection Attestation emessa da un ente certificatore autorizzato, riportante l’origine del modulo (sito produttivo, anno e mese di produzione) attraverso il numero di serie.

Da alcune ricerche preliminari, sembrerebbe che il produttore di pannelli non abbia effettivamente prodotto i moduli fotovoltaici in Polonia, ma probabilmente in qualche altro stabilimento in Cina.

Sembrerebbe inoltre che i moduli non fossero certificati in accordo alla norma CEI EN 61215 alla data di entrata di esercizio dell’impianto, anche se il GSE dispone che “qualora siano stati utilizzati moduli non certificati o in fase di certificazione, il GSE invia una richiesta d’integrazione della documentazione trasmessa. Il Soggetto responsabile, entro 90 giorni dal ricevimento della richiesta, è tenuto a far pervenire il documento di certificazione, pena l’esclusione dalle tariffe incentivanti”.

Restiamo in attesa di conoscere l’esito del provvedimento, che, visti i tempi biblici di pronuncia del GSE, potrebbe arrivare anche il prossimo anno.

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2 pensieri riguardo “Moduli fotovoltaici contraffatti: un caso concreto”

  1. vedi manovrina 2017 con possibilità di cavarsela, con un taglio del 20% o del 10%, a seconda dei casi, alla tariffa incentivante. quindi, niente esclusione ma sanzione pecuniaria.
    saluti.

  2. I moduli in questione sono Axitec, non vedo il motivo per non farne il nome. I moduli sono prodotti in Polonia ma il GSE, sulla base di sole supposizioni prive di prove, ha già tolto l’incentivo e chiesto la restituzione dei soldi già erogati a centinaia di impianti con tali moduli Axitec. Una vergogna tutta italiana.

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