Lo Spalma Incentivi non è anticostituzionale

Spalma Incentivi

Il Decreto Spalma Incentivi è tornato in auge nelle scorse settimane per una sentenza di un arbitrato internazionale ha imposto allo Stato italiano di rimborsare 7,4 milioni di euro ad una società proprietaria di un impianto fotovoltaico.

Questa vittoria però fa riferimento soltanto ad investitori stranieri, in quanto resa in attuazione del Trattato sulla Carta dell’Energia, un trattato legalmente vincolante, firmato nel 1994 da 49 Stati e dalle Comunità europee, nato per favorire gli investimenti energetici e la transizione alle rinnovabili. Questo significa che eventuali violazioni portate di fronte all’arbitrato internazionale possono essere fatte valere solo da gruppi  societari non italiani appartenenti a Stati che hanno sottoscritto il suddetto Trattato.

Il ricorso sulla costituzionalità del Decreto

A livello nazionale la giurisprudenza non si è espressa in maniera altrettanto positiva per gli investitori italiani.

Nel dicembre 2016, la Corte Costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale del Decreto Spalma Incentivi.

A giugno 2015, AssoRinnovabili insieme a Confagricoltura e a oltre 1.100 aziende coinvolte nel settore fotovoltaico, ha sollevato la questione della legittimità costituzionale dello Spalma Incentivi di fronte al TAR del Lazio, che ha deciso di accogliere l’istanza e lasciare l’ultima parola alla Corte Costituzionale.

AssoRinnovabili ha inoltre scritto alla Commissione Europea chiedendo l’apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano per violazione della Direttiva 2009/28/CE che fissa i target europei per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

La questione è stata infine portata all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Il decreto Spalma Incentivi

Il cosiddetto Decreto Spalma Incentivi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 268 del 18 novembre, prevedeva all’articolo 26 una rimodulazione dell’incentivo per gli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW incentivati in Conto energia, a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Entro il 30 novembre 2014, i titolari di impianti fotovoltaici avevano la possibilità di scegliere come rimodulare il proprio incentivo secondo 3 opzioni:

  • Opzione A: estensione da 20 a 24 anni del periodo di incentivazione, a fronte di una rimodulazione della tariffa dipendente dalla durata del periodo incentivante residuo, secondo le percentuali della Tabella Allegato 2, Dl 91/2014;
  • Opzione B: mantenimento del periodo di erogazione ventennale a fronte di una riduzione dell’incentivo per un primo periodo e di un corrispondente aumento dello stesso per un secondo periodo stando a percentuali definite dal Ministero dello sviluppo Economico del DM del 17/10/2014;
  • Opzione C: mantenimento del periodo di erogazione ventennale a fronte di una riduzione percentuale fissa del 6/7/8% a seconda della taglia degli impianti.

In assenza di comunicazione entro i termini previsti, il GSE applicava automaticamente la terza opzione.

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